Visualizzazione post con etichetta rivoluzione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta rivoluzione. Mostra tutti i post

lunedì 20 febbraio 2012

L'errore



















C'è qualcosa di profondamente sbagliato. Qualcosa di insano nel nostro modo di caracollare fuori dalla metropolitana, trascinando i nostri sorrisi chimicamente sbiancati verso luoghi di lavori inumani.
Sbagliato e sadico il nostro affanno, come pure il loro.
Migliaia, milioni di teste in cortocircuito perenne.
Urgenze inesistenti, affanni inadatti.
Un gigantesco, mefitico castello di merda.
Eppure tutti desiderano spasmodicamente entrarci, impregnandosi dell'odore societario.
Pietosa, drammatica situazione, l'Italia, l'occidente.

Ridanciani e scomposti, maleducati dinanzi alla morte. Stolti verso la vita.
A tutti voi dico: rubate, uccidete, distruggete perché nulla è sanabile. Vi hanno mostrato le alternative, le avete schernite, brutalizzate, stuprate, ignorate.
Possiate soffocare nel vostro fetore; vecchi indifferenti e giovani inconsapevoli.

Se scegliete di delinquere, fatelo con discernimento, perché l'unica emozione comune e solidale tra gli uomini è la paura. Paura della violenza, paura della perdita.
Date agli uomini un nemico da temere, un carisma che li spaventi ed avrete rinsaldato l'unità. Seguendo lo stesso principio sarà possibile distogliere le menti della collettività dal loro miserando stato.

Se rivoluzione ci sarà, domani si incendieranno solo i nullatenenti, perché di chi ha anche solo una stuoia per coricarsi, non potremo fidarci.

venerdì 14 maggio 2010

CARAVANSERRAGLIO



















Mi rendo conto di quanto sia difficile vivere in una comunità.
Piccola o grande che sia.
Penso non dipenda solo dalle mie tendenze anarcoidi/borderline/antisociali, credo sia una responsabilità condivisa.

Sto aspettando.
Il motivo principale per qui ho aperto questo blog si rivela profetico;
focolai di rivolta avvampano nel Mediterraneo; purtroppo le nostre italiche coscienze sono ignifughe da tempo.
Il resto dell'Europa si ribella mentre noi mangiamo cornetti e cappuccino.
Bel Paese...

Io stesso sono anestetizzato per la maggior parte del tempo, ridotto ad una frazione minima delle mie potenzialità.
Come tutti noi.
Quand'è stata l'ultima volta che vi siete sentiti presenti a voi stessi.
Intendo davvero centrati e pronti ad agire, anzi agenti?

Questo ci stanno facendo, defraudandoci della lucidità.
Social network e giochi on line ci tengono occupati mentre siamo negli uffici, solariumpiscinapalestratatù fanno il resto nel nostro tempo libero.
Che, per inciso, non è più "nostro".


Anche l'intensità è venuta meno, i nostri rapporti umani sono sempre più blandi, sempre più standardizzati.
I used to get shivers speaking to some friends, could you recall such sensation?
I can't.

Siamo pecore destinate al macello, e non forniamo neppure lana di qualità.

Posso ravvisare un superno principio in questa tragica società, niente di nuovo o particolarmente arguto, ma sempre efficace:


Stato di bisogno = Prona accettazione dei soprusi

Nella sua forma più evoluta;

Creazione di finti bisogni = Spinta al consumo acritico.

Nonostante tutto continuo a cercare qualcuno che si distingua, che si indigni.
Non me ne faccio nulla della manifestazioni addomesticate permeate di un dissenso superficiale.
Non mi frega nulla di BerluScajoFormiNani. Davvero. Dove sono le proposte alternative concrete?
Ho bisogno di azione, di piccoli tangibili cambiamenti.
Dove sono le idee?

Vi do qualcuna delle mie, nel frattempo;
ognuno di noi ha una passione, un'attività che lo rapisce più di ogni altra cosa.
Ma la maggior parte del tempo questa passione è talmente sacrificata da essere ininfluente nella quotidianità.


CARAVANSERRAGLIO


Vorrei impare dalle vostre passioni; da oggi questo spazio è per voi che sapete fare così tante cose, che ancora non so.
Io ad esempio vorrei imparare a cucirmi un paio di scarpe da solo.

Origami? Bene!
Accorciare un paio di pantaloni? Perfetto.
Scrivere haiku? Quello che ci voleva.
Cucinare la parmigiana? Non aspetto altro.

Ogni sapere è fondamentale, serve a rimettere in moto il piacere di condividere.

L'unico vincolo è che deve essere qualcosa fatto da voi, che voi avete realizzato e che volete/potete spiegare e condividere.
Non so che farmene del copia e incolla preso dalla rete. Voglio le vostre teste.

Comincio io...


COME INVENTARE UN GIOCO


Non sono un giocatore d'azzardo, ma sono un giocatore professionista. Gioco da sempre. Da quando sono stato in grado di capire delle regole.
O di inventarne di nuove.

Sebbene io sia principalmente interessato ai giochi di carte, ho una discreta esperienza come creatore di giochi in genere.

Quindi vi lascio qualche semplice dritta per una buona riuscita nella vostra creazione, che si tratti di una caccia al tesoro o di un gioco erotico...
ora che ci penso questi due casi spesso sono identici...

1) Ambientazione: fondamentale. La fantasia è potente, ma più la aiutiamo e meglio riuscirà il nostro gioco. Decidete quale deve essere l'atmosfera dominante; fantasy, horror, avventurosa, urbana, gotica ecc.
(se ci pensate è la stessa cosa che fanno i bambini quando dicono "Facciamo che io sono il mago e tu il guerriero...")
Nel caso di un gioco fisico (all'aperto ad esempio), concentratevi sui dettagli: abbigliamento e costumi, pochi significativi impianti scenografici, musica scelta appositamente, bevande e cibi a tema.

2) Vittoria: sembra sciocco, ma la cosa principale è decidere in che modo far terminare il gioco; punteggio, raggiungimento di un obiettivo, morte dei partecipanti..whatever.

3) Svolgimento: qui potete e dovete sbizzarrirvi. La cosa importante è capire i gusti delle persone alle quali è rivolto il gioco; sono adulti, bambini, adolescenti?
Inoltre concentratevi sulle vostre reali possibilità: è inutile immaginare una caccia al tesoro in stile Mai Dire Banzai se la festa è in un ospizio. A meno che non siate molto sadici.
Quindi centrate le passioni dei vostri interlocutori. Sport? Cinema? Sesso? Una volta stabilito in maniera abbastanza chiara quale sia l'argomento di interesse, iniziate a pensare alle dinamiche ludiche.
Molto spesso i grandi classici si prestano a facili e proficue rivisitazioni: palla avvelenata può diventare "Attacco al Fosso di Helm" con qualche semplice modifica.
Prima di spendere ore in nuovi arzigogolati e malvagi piani, considerate tutte le opzioni più facili e diffuse, e spesso già molto divertenti di per sè.
Se state creando un gioco da tavolo, pensate alla fascia d'età; i potenziali giocatori sono abituati ad utilizzare dadi, segnalini, mappe? Sono dei nerd fanatici feticisti delle specifiche o sanno a malapena contare fino a 5?

Considerate come buona norma quella di stilare un regolamento di massima; i giocatori devono raggiungere lo scopo A, affrontando le prove B, C, D che si sviluppano come segue, ecc.
Cercate di essere chiari e concisi; potrete arricchire ed impreziosire il tutto in qualunque momento.

Ricordate che la cosa più importante è far divertire!
A nessuno può interessare un raffinatissimo gioco a tappe sulle malattie veneree, in grado di essere compreso solo da Rita Levi Montalcini.
Verificate costantemente il gradimento, se notate un calo dell'interesse siate reattivi, modificate, improvvisate, eliminate.
Provate a non fossilizzarvi sulle vostre posizioni; se qualcuno propone dei cambiamenti, valutateli seriamente ed eventualmente implementateli.

Ci siamo quasi.
La nota finale è riservata ai temerari che stanno ancora leggendo: molto spesso il divertimento maggiore è quello ricavato dalla preparazione, o dallo svolgimento in sè, non sempre è necessario concludere il tutto con una vittoria.

As usual, una piccola provocazione: perchè non provare a dedicarsi all'inventiva anche con le persone? Provate a realizzare una sorpresa per qualcuno a cui tenete, un gesto inatteso, un oggetto fatto da voi.
Tutti desideriamo stupirci.
Io ne ho davvero tanto bisogno.


lunedì 14 dicembre 2009

Io sono Nessuno




















Io sono Nessuno.

Ciclopi ed astuti avventurieri.
Panico ed indignazione da ogni parte per l'aggressione subita dal premier Silvio Berlusconi.
Lui ne esce rafforzato: "Non mi fermeranno".
Ma chi?
Sottile psicologia ed enorme presenza di spirito, sfruttare l'attacco subìto per fini propagandistici.
Quasi che il povero Tartaglia fosse l'esecutore di un preciso disegno politico.
Ma è stato lo stesso aggressore a dire: "Io sono Nessuno". Di certo non come l'astuto Ulisse, più come qualcuno la cui personalità è svanita ormai nel disagio psichico.
Viene bloccato subito dopo il gesto sconsiderato, è scosso e non tenta di fuggire.

La violenza in sè è terminata, perpetrata e cauterizzata: prognosi di due settimane per Berlusconi.
Una vera brutalità è appena cominciata: Tartaglia diverrà una pedina, l'opposizione lo condanna (forse per la pessima mira), la maggioranza cerca di affiliarlo ad oscuri disegni di contestazione sinistroide.

Ci sfugge la gratuità del gesto, ma soprattutto ancora non ci rendiamo conto della portata.
Si tratta di vilipendio; ciò che pareva inattaccabile, può essere attaccato. Quello che sembrava irragiungibile, è a portata di mano.
Quello che sembrava ormai inumano, semidivino, sta sanguinando.
Chi è stato?
Nessuno.

martedì 10 novembre 2009

You can always get what you want

...tre

Distopia è un modo di pensare, di attraversare il reale.

Distopia è aperta a chiunque, perché da chiunque si può imparare.

Distopia è per lo scambio del sapere e per la libera fruizione di ogni tipo di cultura.

Distopia non riconosce l'autorità degli organismi costituiti, simbolo di un potere che non è rappresentativo.

Distopia desidera riavere indietro la porzione di libertà individuale sacrificata in virtù del patto sociale, che ha dimostrato di essere fallimentare.

Distopia ha perso la fiducia nelle istituzioni ed è convinto che non sia possibile delegare la propria esistenza a faccendieri e portaborse.

Distopia crede nell'autogoverno ma è consapevole che l'essere umano è generalmente incline alla prevaricazione e alla ricerca del potere.

Distopia sfrutta i detentori del potere, perché è da essi sfruttata.

Distopia crede che la spiritualità del singolo sia intoccabile, assolutamente personale e non limitabile fino a che non lede la libertà altrui.

Distopia non crede ad evangelizzazioni o catechizzazioni; la ricerca di una via non può mai essere coercitiva. La scelta va sempre fornita, illustrando le possibilità.

Distopia non predica né odio né violenza, tuttavia sostiene il diritto di autodifesa di ogni persona, contro singoli, organismi statali e militari.

Distopia non muoverà un passo per arrestare l'autodistruzione di questa società.

Distopia non è e mai diverrà un partito, un organismo di controllo o di governo. È semplicemente un'alternativa.

Distopia scredita e disconosce ogni forma di dittatura o di assolutismo.

Al centro di Distopia è posto l'individuo, i suoi bisogni primari e le sue inalienabili necessità.
Tutti i partecipanti a Distopia sanno che nulla è dato per scontato, permanentemente acquisito per diritto di nascita o nepotismo.
A Distopia ogni cosa può essere messa in discussione, criticata, riformata o distrutta nel fertile humus del caos. Persino Distopia stessa.
Non esiste alcuna sacralità intoccabile, né alcun ruolo che garantisca impunità.
Non ci sono ruoli, ma predisposizioni individuali.
Le regole si rendono necessarie per arginare l'entropia, ma non sono immutabili.
Ciò che sta a cuore ai partecipanti di Distopia non è avanzare a tutti i costi verso la verità, ma fare in modo che ogni singolo passo sia giusto.

Distopia appartiene a tutti perché non è di nessuno.

venerdì 6 novembre 2009

OK

Ok.
Voglio cominciare questo esperimento così.
OK.
Tra tutte le spiegazioni dell'origine di questa parola (http://it.wikipedia.org/wiki/Okay)
manca quella che preferisco; O come zero, K come kill.
Zero morti, gergo militare.
Nessun caduto.

Un buon inizio.

Certo, potrei utilizzare anche un incipit come "Indagine antropologica sulla perdita d'identità individuale", ma forse avrei 4 contatti totali, un pò come i programmi televisivi di matematica, in onda a tarda notte.

Vi spiego il mio piano, uno dei tanti: vivo in una città molto grande, comunico con le persone di rado e quando lo faccio, solitamente me ne pento.
Esprimo tendenze anarcoidi e antisociali, sono convinto che non sia una grande idea continuare a mangiare escrementi a cucchiaiate, immaginando che sia cioccolato.
Così ho pensato di mettervi a parte di alcune riflessioni, senza la pretesa di rivoluzionare alcunchè, ma con una buona dose di consapevolezza.
Io cerco Distopia.
Società non auspicabile, mattanza di ogni convenzione. La sottile linea tra distruttori e creatori.
Suona rischioso.

Questo è il punto, il fattore di rischio.
So delle cose.
Brutte cose.
Dettagli sui quali non dovrei essere informato.
Di persone che non dovrei conoscere.
Quanto tempo passerà prima che degli individui zelanti si prendano la briga di zittire questa simpatica kermesse di nefandezze?

inizio a contare...

uno...

Ah, nel frattempo, pensavo di allietare la vostra permanenza nelle mie pagine con qualche cotillon; ho creato una casella Gmail a questo indirizzo nessunarispostapervenuta@gmail.com
La password riguarda la "contrazione" del Divino, antica parola dal suono molto musicale.

In questa casella ho salvato una bozza con allegato un piccolo software, dono di un caro amico.
Si tratta di un criptatore di testi provvisto di chiave a generazione casuale.

Ovviamente, non è mia intenzione consigliarvi di utilizzare questo software per le vostre email, generando un gran traffico di mail criptate che viaggiano senza controllo attraverso la rete.

Nè troverei appropriato suggerire l'invio continuativo di sms casuali contenenti codici alfanumerici, per impensierire i gestori dei servizi di telecomunicazioni.

Mi avete preso per un sabotatore?

due...